Gelu i muluni (Gelo di mellone – anguria)

L’anguria noi Siciliani la chiamiamo mellone (con 2 elle), in dialetto muluni.
Il gelo di mellone, e’ un dolce tipicamente siciliano, dal sapore fresco con dolci note orientaleggianti date dalla cannella e dal gelsomino.
Una sorta di budino fatto con il succo di anguria al posto del latte che tradizionalmente si consuma nel giorno di ferragosto.
La preparazione è un po’ lunga ma non è affatto complicata.

La ricetta

Ingredienti:
3 kg. di polpa di anguria
500 gr. di zucchero semolato
200 gr. di amido per dolci
1 bacca di vaniglia (o 1 bustina di vanillina)
1 tavoletta di cioccolato fondente o cioccolato in gocce
cannella in polvere
granella di pistacchio
fiori di gelsomino

Togliete i semi e passate a setaccio la polpa del melone. Sciogliete l’amido in poco succo, mescolate bene per non far formare grumi, aggiungete il resto del succo, lo zucchero e l’amido.
Ponete sul fuoco  a fiamma bassa e, mescolando sempre, portate ad ebollizione e fate addensare, lasciando bollire per 4 o 5 minuti.
A freddo unite la vaniglia e il cioccolato a pezzetti o le gocce di cioccolato. Amalgamate bene e versate negli stampini monoporzione o in uno stampo per budino o una pirofila. Guarnite con granella di pistacchio, altre gocce o scaglie di cioccolato e spolverizzate con la cannella.
Mettete in frigo e servite spolverizzando con altra cannella e guarnendo con fiori di gelsomino.

Una gustosa variante è la crostata o la torta con gelo di mellone. Una torta di pasta frolla con ripieno di gelo.

Vuoi conoscerne le origini

U pani ca meusa

Chi non conosce il panino con la milza palermitano? E’ quasi un obbligo per il turista assaggiare almeno una volta il famossimo “pani ca meusa”, mentre per il palermitano è un rito da ripetere soprattutto nelle feste popolari come Il Festino. E per Palermo è un’icona identificativa della gastronomia locale e dello street food.
E’ d’uso mangiarlo no’ meusaru (la focacceria), la più famosa ed antica è la Focacceria San Francesco, situata nell’omonima piazza, nel centro storico della città. Elegante, in stile Liberty, ormai icona mondiale del tradizionale panino, risale al 1834 quando il cuoco di corte Nino Alaimo trasformò la cappella del palazzo San Francesco in focacceria.
Rinomatissima è pure quella di Porta Carbone, ambiente più popolare e spartano, ma frequentatissimo.
Ma per chi volesse cimentarsi a casa prepararlo è molto semplice, la difficoltà casomai è reperire le frattaglie se non si vive a Palermo.

Ingredienti:

Polmone
Milza
Trachea
1/2 kg. di sugna (strutto)
Pagnottelle palermitane col sesamo

Bollite in abbondante acqua salata la milza, il polmone e la trachea. Lasciateli raffreddare e tagliateli a fettine.

In una padella capiente o in un wok riscaldate la sugna, aggiungete le frattaglie in piccole quantità per riscaldatele. Devono essere ben calde ma senza friggere. Condite immediatamente i panini scolando bene le frattaglie. Chiudete il panino e schiacciatelo un po’ tra le mani per far uscire l’eccesso di strutto, serviteli ben caldi accompagnati da uno spicchio di limone, una spolverata di caciocavallo grattugiato a fili o ricotta fresca.
Il panino ideale è la classica vastidduzza, pagnottina tipica palermitana col cimino (sesamo), ma vanno bene anche i semprefreschi o le mafalde. L’importante che sia pane bianco morbido.

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