Palermo a Tavola

Di tutte le arti, l'arte culinaria è quella che nutre meglio l'uomo – Pierre DAC, artista francese

Un po’ di storia

La tradizione culinaria palermitana affonda le proprie radici nelle culture dei diversi popoli che per secoli hanno dominato o comunque abitato la nostra isola: Ebrei, Saraceni, Spagnoli, Normanni, Greci …

La fantasia popolare, quel senso di identità propria del Siciliano e le risorse locali che mare e terra offrivano, hanno portato ad una rielaborazione delle antiche ricette ed alla creazione di una cucina autoctona unica al mondo e ricca di tutti i sapori del mediterraneo.

Così, ad esempio, il couscous diventa di pesce e il pollo catalano si trasforma in caponata di melanzane.

Agli Arabi dobbiamo pinoli e uvetta nella pasta, l’agrodolce, i dolci di mandorle e miele; agli Spagnoli l’abbondanza degli ingredienti …

Risalendo alle origini, sono gli Arabi che ci hanno lasciato l’agrodolce, pinoli e uvetta nella pasta, dolci di mandorle e miele,

La cucina palermitana

Un sapiente connubio tra elementi ricchi e poveri, dolci e salati, spezie e aromi di terre lontane, rende la cucina palermitana veramente unica: dai piatti ricchi ed elaborati della nobiltà barocca ai piatti di strada del popolino, la cucina diventa un’arte!

La cucina siciliana contempla una gamma infinita di varianti dei piatti tipici dovuta agli adattamenti che le popolazioni locali hanno apportato nel tempo.

Le versioni che vi proponiamo sono prevalentemente quelle della tradizione palermitana, ma non mancano piatti tipici famosi di altre provincie.

La cucina dei poveri

La cucina più importante, quella che è giunta fino ad oggi, tramandata da generazione in generazione, è quella del popolo che si reinventava i piatti dei ricchi, utilizzando quello che la terra e il mare gli offrivano con le scarse risorse economiche di cui disponevano.

La cucina dei monsù

Accanto alla cucina povera dei contadini e pescatori, nel settecento nascono i piatti elaborati e raffinati dei monsù. Con questo termine, derivato dal francese monsieur, erano chiamati i cuochi dell’aristocrazia siciliana.

I monsù, applicando i dettami della grande cucina francese, crearono, con le preziose risorse isolane dell’agricoltura, della caccia e della pesca, prelibati manicaretti. Fagiani, lepri e conigli, cernie e pesci pregiati, verdure, olio e latticini venivano trasformati in trionfi di colori e di sapori arricchiti con preziosi connubi di spezie dolci e piccanti.

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