U Fistinu ri Santa Rusulia (Il Festino di Santa Rosalia)

carro di santa rosalia

Il Carro di Santa Rosalia

VIVA PALERMO E SANTA ROSALIA!

Questo è il grido che il Sindaco di Palermo lancia dal carro di Santa Rosalia …

Da 391 anni, cioè dal lontano 1624, si celebra a Palermo U Fistinu per ringraziare santa Rosalia per aver liberato la città dalla peste.

Invano la popolazione pregava le sante protettrici della città e dei quattro mandamenti cittadini: Sant’Agata, Santa Cristina di Bolsena, Santa Oliva di Palermo e Santa Ninfa martire, ma la peste non cessava di martoriare la città. Si narra che Santa Rosalia, allora poco conosciuta, apparve ad un saponaio, Vincenzo Bonello, al quale indicò il luogo dove giacevano le sue spoglie e gli disse che solo se i propri resti fossero stati portati in processione la peste sarebbe terminata. Nella grotta indicata dalla visione vennero trovate 27 reliquie e il 15 luglio l’arcivescovo seguito da tutto il clero, dal senato palermitano e da alcuni cittadini eminenti fece una processione attraverso le strade della città con le reliquie della santa. In pochi giorni la città venne liberata dalla peste. Dal 1625 la Chiesa autorizzò il culto, anche se Rosalia venne proclamata santa soltanto il 26 gennaio 1630. Nel 1625 le reliquie vennero poste all’interno di uno scrigno in argento e vetro, custodito all’interno del Palazzo Arcivescovile, e dallo stesso anno vennero portate in processione per ricordare il miracolo compiuto, inaugurando una tradizione che in più di tre secoli ha subito ben poche interruzioni.

Nel 1686 i quattro piccoli carri utilizzati per le processioni nei primi anni, vengono sostituiti da un grande carro trionfale che rappresenta il trionfo della Santa.
Il carro diventa vero e proprio palcoscenico del folclore e della devozione della Città per la Santuzza, e nell’intento di trovare sempre nuovi e più sfarzosi ornamenti scenografici, tra il Settecento e l’Ottocento, la progettazione venne affidata a famosi architetti palermitani. Nel corso dei secoli, la piccola processione che si svolgeva inizialmente dal Palazzo Arcivescovile alla Cattedrale, è diventata un vero e proprio corteo storico in costumi seicenteschi che, dal Palazzo Reale, lungo il Cassaro (l’odierno Corso Vittorio Emanuele) e attraverso Porta Felice giunge fino al mare e trova il suo culmine nel grande spettacolo che si svolge alla Marina (Foro Italico), dopo l’arrivo della Santuzza, ma soprattutto nei giochi d’artificio che vengono sparati direttamente sul mare dando vita ad uno spettacolo di luci e colori molto suggestivo. E’ tradizione guardare i giochi di fuoco dal mare, un tempo nel pomeriggio si preparavano i panari (panieri) con tutti i piatti tipici dell’occasione (non potevano mancare a pasta ch’i sardibabbalucisfinciuni, pullanca e muluni) e dopo la processione si andava in barca per vedere ‘u iocu i fuocu (giochi di fuoco).

Il culto della Santuzza è al centro delle tradizioni palermitane e i festeggiamenti durano 5 giorni, con feste e spettacoli popolari nei quartieri storici addobbati a festa con luminarie e innumerevoli bancarelle piene di ogni squisitezza di cui il Palermitano non può fare a meno in questi giorni di festa nè tantomeno nei restanti giorni dell’anno.  Dai babbaluci a picchi-pacchiu o cull’agghia e ‘u pitrusino al pane e panelle, dalle pollanchelle (pannocchie bollite) al pani ca’ meusa passando per il muluni ghiacciatu (anguria ghiacciata), e ancora purpu (polpo bollito), sfincione, calia e simenza (ceci e semi di zucca tostati), cubaita (torrone) e tanti piatti della tradizione popolare.

La sera del 14 luglio, migliaia di Palermitani e tanti turisti curiosi o devoti, sfilano per la grande e antica arteria che taglia in due la città, dietro al carro che tradizionalmente si ferma davanti la Cattedrale e ai Quattro Canti, dove il Sindaco sale sul carro per deporre un mazzo di fiori ai piedi della statua della Santa al grido “Viva Palermo e Santa Rosalia”. Ai lati della strada fanno da coreografia, con i loro colori e odori, ancora bancarelle con i tipici cibi da strada dove i partecipanti alla processione sostano, mangiano e riprendono il cammino dietro il grande carro.

Il 15 luglio è festa grande a Palermo, negozi e uffici restano chiusi, e i festeggiamenti assumono connotati più religiosi che folcloristici, con messe solenni in Cattedrale e nel pomeriggio la processione per riportare l’urna in argento con le spoglie della Santuzza in Cattedrale. A Piazza Marina, la processione fa una breve sosta durante la quale il Vescovo dà un messaggio alla città. I festeggiamenti si concludono in Cattedrale con la benedizione e ancora fuochi d’artificio.

Il Festino è una delle celebrazioni religiose siciliane ad essere ufficialmente riconosciuta come patrimonio immateriale d’Italia dall’Istituto centrale per la demoetnoantropologia.

Il pittore Jean Houel nel 1776 nel descrivere il Festino così lo definisce: «È un’arca di trionfo mobile che porta una grandissima quantità di musici e la cui base è come una conca, portata su quattro ruote. Nel mezzo il simulacro della giovane con splendido abito, sospesa su di una nuvola e circondata di raggi di gloria».” (Wikipedia)