Santa Rosalia: tra storia e leggenda

La patrona di Palermo è una santa eremita, che in città si festeggia il 15 luglio con il celebre Festino e il 4 settembre con un pellegrinaggio al monte Pellegrino, in una grotta dove la santuzza visse nei suoi ultimi anni.

Il culto per questa santa leggendaria è fatto risalire al Medioevo. Narrano le antiche tradizioni che Rosalia, figlia del duca Sinibaldo di Quisquina e delle Rose, nacque all’inizio del XII secolo da nobile famiglia, imparentata con la famiglia reale normanna di Ruggero II. La leggenda vuole che mentre il re Guglielmo II osservava il tramonto con sua moglie, la regina Margherita, una figura gli apparve dicendogli: «Guglielmo io ti annuncio che, per volere di Dio, nascerà nella casa di Sinibaldo tuo congiunto, una rosa senza spine.», per questo motivo pare che, poco tempo dopo, quando nacque alla bambina venne assegnato il nome Rosalia.

Ritiratasi a pregare, meditare e fare penitenza in una grotta del feudo paterno della Quisquina, sulle Madonie, si era poi trasferita sul monte Pellegrino, più prossimo alla città. I palermitani pii salivano numerosi al suo eremo, attratti dalla sua fama di santità e di dolcezza, e lì la trovarono morta il 4 settembre 1165.

A poco a poco, col passare del tempo e l’avvicendarsi di diverse dominazioni sull’isola, la sua figura venne dimenticata, e per un pezzo non si parlò più di lei, neppure nelle litanie locali dei santi. Finchè, il 26 maggio 1624, succede qualcosa di imprevedibile: una certa Girolama Gatto, ormai moribonda, viene salvata miracolosamente da Rosalia, che le appare in sogno e le chiede di recarsi sul monte Pellegrino a cercare la sua tomba dimenticata da secoli. La miracolata vi sale in compagnia di due amiche e, una volta giunta nella grotta, la santa le appare in visione e le indica il luogo esatto dove si trovano le sue spoglie.
Secondo un’altra leggenda, la Santa appare, invece, ad un cacciatore smarritosi sul monte per un temporale, tale Vincenzo Bonello, al quale indica  il luogo della sua sepoltura.

Vengono avviati degli scavi che si concludono il 15 luglio con il ritrovamento di un grosso masso contenente ossa umane. Una commissione vescovile le giudica dapprima scarsamente attendibili e appartenti a corpi diversi. Ma una seconda commissione ne stabilisce l’autenticità, mentre in città infuria la peste e tutti pregano che il Cielo li scampi dal contagio.
A questo punto accade una cosa ancora più straordinaria: “il cardinale convocò in cattedrale popolo e autorità, tutti insieme chiesero aiuto alla Madonna facendo voto di difendere fino all’effusione del sangue il privilegio del Concepimento Immacolato di Maria, sul quale si scontravano nella Chiesa due partiti di parere opposto, e di proclamare Rosalia patrona principale di Palermo tenendo in grande considerazione le sue reliquie quando si fossero riconosciute autentiche.

Dopo qualche mese, l’11 febbraio 1625, la nuova commissione si pronunciò per la loro autenticità. Qualche giorno dopo la santa apparve sul monte Pellegrino ad un tal Vincenzo Bonelli predicendogli che presto sarebbe morto di peste e ingiungendogli, se voleva la sua protezione, di dire al cardinale che non dubitasse più dell’autenticità delle ossa e le portasse in solenne processione per le vie della città: soltanto così la peste sarebbe cessata.
Il poveruomo, fuggito sul monte Pellegrino contravvenendo all’ordine delle autorità che l’avevano obbligato a casa perchè la moglie era morta di peste, non potè fare l’ambasciata per non rimetterci la testa.
La prudenza delle autorità si rivelò fondata: anche Vincenzo Bonelli fu colpito dalla peste, ma soltanto in fin di vita decise di confidarsi con un confessore. Ormai non c’era più tempo da perdere: il cardinale fece raccogliere in un’urna le ossa ritrovate nella grotta esponendole nella cattedrale alla venerazione dei fedeli. Poi organizzò tre giorni di celebrazioni che si conclusero il 7 giugno 1625 con un corteo al quale partecipò tutta la cittadinanza. L’arca che conteneva le reliquie procedeva per le vie accompagnata dal canto di duemila fanciulle vestite di bianco. Da quel giorno l’epidemia cominciò a scemare fino a scomparire in capo a 1 mese. ” (Alfredo Cattabiani, SANTI D’ITALIA-Rizzoli).

U Fistinu è la grande festa dei Palermitani a cui partecipa tutta la cittadinanza  e i cui momenti più salienti sono i suggestivi giochi d’artificio esplosi sul mare del Foro Italico che si protraggono fino a notte fonda nella notte del 14 luglio, e la processione del grande carro trionfale con la statua della Santa che viene portato in processione per le vie della città il 15 luglio.

La celebrazione della Santuzza si ripete a settembre: per tutta la notte tra il 3 e il 4 settembre i fedeli compiono la tradizionale acchianata, la salita a piedi al santuario, per rendere visita alla patrona. Molti salgono a piedi scalzi o in ginocchio per voto.